Lo stalking paga
C'è questa storia del Corriere, no? Questa storia che passo dalla parte del male, che vado a scrivere di e per gente oltremodo anziana in modo pomposo. Ve la ricordate? Ecco gli ultimi aggiornamenti.
Ieri pomeriggio, mentre mi avviavo placido e in orario alla mia sessione di parallelepipedofilia, ricevo la telefonata di una splendida donna che mi dice: "No, guarda Fede, siamo a letto con l'influenza, io e mia figlia. Ci vediamo martedì". Inizialmente capisco solo "siamo a letto", ma qualche ettolitro di bava dopo arrivo alla verità: ho ricevuto il celebre pacco postale, quello carico-carico di mazzi di carte contenenti solo il due di picche. Avete presente? E come no.
"Non c'è problema. Guarda, anch'io sono un po' malato, ma sai com'è... lo spirito di servizio di noi ripetitori..."
Non attacca. Non è prevista alcuna visita al famoso letto di cui sopra. Mi rassegno.
"Ma eri già arrivato?".
"Eh, no figurati" rispondo io da sotto il portone di casa sua. Sono un servo della gleba, lo so.
Aggancio e mi si pone un problema: e ora che cazzo faccio? Troppo presto per tornare a casa con le mani vuote. Ci penso su.
L'idea mi balena con la leggiadria di un sms: "Ruben, ho trovato la soluzione al mio problema col giornale: FACCIO STALKING". Stalking che, per quello che intendevo ieri pomeriggio, equivale a farsi diciottomila vasche lungo via Solferino in attesa di veder spuntare uno dei due giornalisti che conosco lì dentro. Provo anche a mandare sms e chiamare, ma il frastuono del rimbalzo che ne ricevo copre anche la voce di un'Ornella Vanoni che passa di lì per caso, canticchiando ad alta voce come una disadattata qualunque. E canticchiava a voce molto alta, ve lo assicuro.
Un'ora dopo la mia pazienza, appresa in anni e anni di addestramento televisivo tramite Striscia la Notizia (eh beh...), viene fragorosamente premiata. Uno dei due signori giornalisti sta per entrare in redazione con dei sacchetti di Princi. Mi ci fiondo addosso, come un attentatore di Lee Oswald a caso. Lui non perde la calma e mi invita a tornare la mattina dopo, cioè stamani.
Riportare quello che è accaduto oggi sarebbe noiosissimo. Vi basti sapere che per la 239827esima volta dovrò ricominciare il mio pezzo sulla Corona Ferrea. Ma stavolta le dritte sono state precise, so cosa devo fare, so cosa voglio ottenere e, perdio, ce la farò. Pare inoltre che il signore, che non nomino per non finire anzitempo i miei giorni di pubblicista, mi voglia abbastanza bene, tanto che sulla fiducia mi ha già ordinato un altro articolo su Monza, uno serio (finalmente) in cui discuterò della morte culturale della città attraverso la rassegna dei cinema e teatri chiusi o agonizzanti. Roba tosta.
Vi siete già annoiati? Ve l'avevo detto, io.




3 commenti:
vagliele a dire al corriere che monza culturalmente parlando è semplicemente zero. mi raccomando, conto su di te
ci proverò, anche se sarò ancora più depresso alla fine delle mie ricerche. comunque oggi ho anche citato quella cosa del festival annullato in corrispondenza del convegno unesco. non che abbia ricevuto una gran risposta a questa notizia, ma io l'ho fatto notare.
anche qui la città sta morendo culturalmente.
AH AH AH AH AH AH AH AH AH AH AH AH.
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