vieni un po' qua

martedì 17 novembre 2009

Poi puoi fare come vuoi.

Questo post non lo avrei voluto scrivere, perché un paio di ore fa ho preso la decisione di testare la resistenza di una parete con la fronte. Ok, sono ultrafigo perché me la sto cavando senza trauma cranico (almeno credosiuhasoid), ma posso assicurare che un'esperienza del genere toglie la voglia di fare molte cose (eccetto bestemmiare). Poi ho pensato: ehi, che ottimo aggancio. Non ho nemmeno bisogno di dire che il disco dei Fuzz Orchestra suona come una mazzata in fronte, lo è e basta. Sono diventato una metafora! Infine, dopo quest'euforia indotta dal ghiaccio premuto in testa, mi sono calmato, ho ricomposto le idee e ho scritto questo.




Era un pomeriggio di fine ottobre. Stavo molto male, in quei giorni, perciò l'antidoto ai veleni della mia vita pareva essere solo un concerto gratis di un gruppo mai sentito prima. Il mio caro amico Commento mi venne a prendere vicino a casa che erano le sei, io lo aspettavo con una bottiglia di vino che non riuscivo a non sorseggiare nell'attesa del suo arrivo, a dispetto dell'opinione delle varie famigliole passeggianti e beneodoranti (sono un punk del cazzo). Ero molto nervoso, questo è il punto. Se avessi saputo a quale concerto stavo andando incontro, forse mi sarei ripulito, avrei risputato il vino, mi sarei sciaquato la bocca con l'acqua di un tombino, asciugato le labbra con una foglia sudicia, invece ignoravo. Ignoravo e bevevo, aspettando Commento. Quando alla fine è arrivato, mi sono subito sentito meglio, ho sorseggiato il vino meno avidamente e sono passato alle sigarette. Il concerto si teneva nel negozio di Xabier Iriondo a Milano, ma in una di quelle zone che quando cali dalla Brianza non ti ispirano progetti di rinnovo urbano a suon di napalm (in pratica, è molto vicino a Monza).
Dato che "Milano non è la verità, ma nemmeno il parcheggio" (Samoa dixit), ci riduciamo ad ascoltare gli ultimi quattro brani. Come dicevo nell'esergo, una mazzata in fronte. La bottiglia non era ancora finita, dentro il Sound Metak non c'era più posto e così ci siamo messi, io e Commento, fuori dalla vetrina a carpire ogni distorsione ed ogni campionamento possibile. Ogni tanto la porta del negozio si apriva, lasciando uscire qualche fanciulla bisognosa di nicotina e con lei note più vivaci: sembrava l'effetto sonoro che si sente alla fine di "Have a cigar" (come si chiama? aiutatemi, o sapienti della musica), il che rendeva molto intensa l'esperienza vagamente alcolica di quel concerto. Radiogiornali, telegiornali, voci dagli anni settanta sbucano da trame di rumore ordite con sapienza e quasi con classicismo rockettaro (riascoltate questo pezzo e ditemi di no). Nulla è sacro in un mondo pronto alla rivoluzione se non la rivoluzione stessa, e a noi due, che poco ci fotteva della rivoluzione e molto dello sballo (chimico o musicale, poco importa), piaceva il modo gentile di suggerire all'ascoltatore questi messaggi. Così, semplicemente, con un suono che metta in dubbio le tue conoscenze precostituite, andando a stanarle una ad una e crivellandole di P38. Non c'era nulla di ostentato in quella musica, nemmeno la nostalgia per i tempi che furono, perché ogni nuovo brano usciva magicamente da quei miseri tre strumenti (synth, chitarra, batteria) con la forza del nuovo. Questa è la musica rumorosa che mi piace, una musica che non te la mena e non se la mena.
Avevo appena finito il vino e un'altra sigaretta, quando decisi di comprare il cd (un'esperienza post-concerto che non facevo dai tempi dei Klimt1918). Ho pagato volentieri per un disco che, peraltro, ho già consumato e per un vinile che non consumerò mai (non per collezionismo: mi manca il giradischi, regalatemelo) e non perché ami sostenere la buona musica italiana, o altre puttanate da prima serata. No, è perché il packaging è semplicemente meraviglioso: ispirato alla grafica dei volantini controculturali degli anni settanta (aridaje) e con un logo che mescola BR e simbologia repubblicana, un'idea che dice già tutto della paraculaggine politica dei Fuzz Orchestra. Un gruppo pieno di ironia, quindi, e io adoro l'ironia: se prendi un canto popolare (Focu d'amuri) e una canzone psichedelica di Claudio Rocchi (Volo Fuzz n° 1) non puoi che essere una persona stupenda, di quelle con cui vuoi uscire a bere perché sai già cheti regalerà perle umoristiche che salveranno la serata, stillandole con parsimonia come gocce di miele su una fetta di pane troppo sottile. I Fuzz Orchestra sono così e lo capii infrangendo la prima e fondamentale regola della crew della musica noiosa (i miei amici intenditori di frastuono indecente): mai avere contatti diretti con la band.  (Segnatevela che può tornarvi utile.) Invece no, con la faccia di bronzo che spesso cito, mi presentai a loro: si è parlato di serie tv americane, di cinema, di musica (poco perché come avrete capito non ne so nulla), abbiamo cazzeggiato come amici casuali ma cordiali. E pensare che non li avevo mai sentiti prima, questi pisquani del (tu che lo sai, infila il genere musicale adeguato), mentre ora se dovessi consigliare un gruppo italiano a qualcuno che possa apprezzare il mio consiglio direi subito "Fuzz!"; agli altri lo direi comunque, giusto per obbligarli a sentire un atroce frastuono, distorto e disturbante. Oppure lo consiglierei ai berlusconiani, per i vaghi contenuti politici (discorsi di Berlinguer, vecchie interviste ad operai incazzati, spezzoni di culturame) e non per convertirli: solo per irritarli un po'.
D'altronde, come ho provato stasera depositando 90 chili su di un muro avendo come unico punto di contatto la fronte, sono praticamente invincibile (pensate che mi dà fastidio più il ghiaccio che la ferita): figuriamoci se mi lascio spaventare da un berlusconiano, quando nemmeno le band noise mi intimidiscono.

PS- Allora, se questo post vi piace così come l'ho scritto, mi organizzo per sbattere fortissimo la testa ogni volta che aggiuorno. Fatemi sapere.

1 commenti:

Maga99 17 novembre 2009 03:18  

A tratti, mentre lo leggevo, sono caduto con la testa contro il muro. Comunque sì, gasa, però basta dire che ti sei fatto malissimo ma non ti sei fatto niente. TVB.

Sons of a hatch

C'era una volta un filologo pergameno di nome Cratete che si ruppe una gamba in un tombino di Roma.
Da questo evento traggono origine due conseguenze di ineguale importanza:
- la trasmissione della cultura greca ai rozzi romani;
- la nascita del blog lagambadicratete (non pervenuto).

Ora decidete voi quale delle due sia più importante.

Regalatemi soldi

25.3.2010 - Cratete + simonerossi + ilsamoano + commentone @ ARCI Acropolis (Vimercate)
2.4.2010 - Tre Allegri Ragazzi Morti @ Baraonda (Massa)
10.5.2010 - Daniel Johnston @ Teatro Ciak (Milano)

in lettura

zoppi come me

  © Cratete usa The Professional Template by Ourblogtemplates 2008

Torna SU