vieni un po' qua

lunedì 30 novembre 2009

Stars made for us, tonight



Uno torna dal dorato rifugio di Santiago de Compostela e l'accoglienza lascia a desiderare: si aspetta che il mondo sia cambiato con lui, povero illuso; si immagina di trovare quello che ha lasciato e di perdere quello che ha buttato nella spazzatura (e questo, a tratti, avviene, con nostro sommo sbigottimento). Tuttavia, in generale, in Italia continuano a succedere cose orribili, ma io vengo da un posto dove la gente registra pezzi con Iggy Pop in mutande e cavandosela anche piuttosto bene, alla fine, dove la buffoneria non è fine a sé stessa e l'esibizionismo viene svelato di fronte a tutti, dove gli sbruffoni hanno i loro quindici minuti e basta. Perché, fortunatamente, il posto da cui provengo ha quasi nulla a che fare con il Grande Fratello (sia reale, che metaforico) che delizia le vostre notti: ora ad esempio esco che c'è una (quasi)blogstar che mi aspetta al bar.

(via pitchfork)

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sabato 28 novembre 2009

Cratete nutre la Polonia







"Non di sola pasta al forno vive l'uomo".

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venerdì 27 novembre 2009

Waiting for tonight, awanaganadù



tre chili di paccheri
un chilo di polpa di pomodoro
due chili di mozzarella
trecento grammi di parmigiano grattugiato
tre litri di latte
trecento grammi di burro
trecento grammi di farina
noce moscata
sale e pepe q.b.

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giovedì 26 novembre 2009

I got a feeling that tonight's gonna be a slapsgiving



Passate tutti una buona serata. Io comincio a prendere e donare manate  in faccia nel modo più simpatico che conosco: blasfemia ed alcolismo. A proposito di blasfemia ed alcolismo, lo sapevate che qui in Ispagna le birre si chiamano cagne? Si dovrebbe dire canas (con la enne spagnuola che non ho voglia di cercare ma ci siamo capiti, al limite fate un segnetto a matita sullo schermo), però cagne fa molto più ridere, ne converrete.

Ah, oggi è il thanksgiving day (ma voialtri patiti di serie tv americane questo lo sapete benissimo): lo ricordo sia per spiegare questo assurdo titolo, sia per cogliere l'occasione di informarvi di una cosa che ho letto stanotte, cioè che Benjamin Franklin si era opposto alla scelta dell'aquila come emblema nazionale degli USA. Già, il caro Beniamino avrebbe preferito un tacchino, e ora vi lascio immaginare cosa ne sarebbe stato del mondo se solo i padri fondatori si fossero fumati le canne.

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With my two favorite allies


in foto: due ragazzi più belli che intelligenti (ed è un complimento stavolta)

Il blog Cratete si sposta in Ispagna per qualche giorno: come potete leggere qui a destra, sto andando a Santiago per un cammino che sicuramente porterà ad un corpo esanime, ma non sarà quello di san Giacomo. Il mio cammino parte da una Lombardia sempre più orgogliosa di essere orribile a quella che Susanna (non lei, un'altra) ha definito "la regione più elegante della Spagna". Non so: mi devo portare il tight, o mi basta lasciare qui tutte le bruttezze?
Ai fan prometto di aggiornare con la regolarità intestinale di Alessia Marcuzzi (e qui potete chiedervi "prima o dopo le tonnellate di yogurt?": fate voi). Agli altri che passano per caso e non troveranno certamente contenuti all'altezza di questo mese di Cratete suggerisco di usare la barra di ricerca qui in alto a destra, o l'archivio un po' più in basso. Certamente troverete qualcosa che offenderà la vostra virginale sensibilità: in questo caso, fate un fischio. Vorrà dire che ho vinto.

PS - La traduzione di David Foster Wallace che ho promesso arriverà, e vi dico anche quando: domenica, come il nostro signore e salvatore Pippo Baudo.

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mercoledì 25 novembre 2009

She tricked me easy

 Ben venga il caos, perché l'ordine non ha funzionato.
(Karl Kraus)



Qualche considerazione sulla vita (che è brutta, ricordiamolo) la faccio anche io, qualche volta.
Stavo facendo... niente stavo facendo in realtà, a parte camminare con la musica in shuffle nelle orecchie. Mi capita di sentire questa canzone e mi fermo (in questi racconti c'è sempre uno stronzo che si ferma, stavolta sono io) a riflettere su una cosa: nel mondo (che è brutto, ripetiamolo alla nausea) tutti quanti voi, e forse anch'io, avreste preso le parti di Molly, avreste incastrato quell'assassino ladro ubriacone di irlandese bastardo, con la gentile collaborazione del capitano Farrell ed il plauso della collettività. Perché è giusto, è morale: lei è una puttana delatrice, ma ha pur sempre ragione da vendere, se si vuol stare all'odiosa logica del vivere-insieme-in-una-comunità. Per carità, non ho nulla in contrario: se non ci fosse la democrazia forse non avrei la possibilità di ignorare quei programmi "fatti per il pubblico e dal pubblico" come il Grande Fratello e così via, se non ci fosse la democrazia in tv manderebbero solo retrospettive di Werner Herzog e poi vi voglio vedere a fare la fanpage di FB su Fitzcarraldo...
Dicevo, la puttana delatrice la farebbe franca nel nostro mondo. Ma in Whiskey in the Jar non è così. Oh, non fraintendetemi, la trama non cambia: il brigante se ne sta dietro tre metri di muro e qualche sbarra di ferro, con la palla e la catena, a marcire giù nella City Gaol. Però questo stupido ubriacone (che ormai si sarà disintossicato dal whiskey per dedicarsi all'eroina) canta, oh se canta. E nel suo canto di nostalgia del bello (whiskey e sesso) e disprezzo del brutto (tutto il resto), nello spazio intatto della musica dove la morale quotidiana e stronza non ha diritto d'asilo, solo lì il nostro ubriacone può essere compatito: noi quattro cialtroni a cantare le sue parole, e lui sempre a marcire in galera, condannato dalle nostre leggi, ma salvo dal vostro giudizio. Nella musica Molly non ha nulla di morale od eroico, mentre il suo fidanzato è un fottutissimo Omero.
Questo inutile miracolo accade solo nelle arti, mai nella vita. Certo, sono secoli che andate in giro a dire che è così che si amministra il mondo, che se non ci fossero delle regole avremmo l'anarchia e che l'anarchia sarebbe un male, ma il mondo continua ad essere brutto e così la vita sulla sua superficie. Non possiamo farci niente, lo so, e proprio per questo io continuo a cantare.

Volevo mettere questa (vd. sopra), ma la Universal non vuole (e te pareva): anche questa gasa, via.

Insomma, volevo solo dire che oggi c'è stata troppa nebbia qui in Brianza e va bene che "nasconde le cose lontane", ma se anche a Santiago domani c'è questo tempo io chiamo Gesù in persona e gliene dico due.



PS- Sappiate che questo post è stato in parte ispirato da un discorso al parlamento di un deputato dell'IDV. Io mi farei delle domande (ed è un invito, ma anche un'auto-esortazione).

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martedì 24 novembre 2009

Buco nero supermassiccio


Ci sono molte cose che non capisco dell'internet (con l'accento sulla seconda e).
La gente mi ferma per strada e mi dice "Ueilà Cratete, sei proprio uno smanettone eh? Oh, ma mi spieghi come mai quando muovo il mouse il pc non si accende? Cosa, tasto di accensione? Che smanettone del cazzo...": capita quando si ha un blog, che la gente ti scambi per un orco caca-motherboards. Purtroppo per voi e per le vostre speranze di consulenze gratis, io capisco poco (di tutto, ma poco), comunque più della media di chi mi ferma per strada chiamandomi "smanettone".
Ad esempio, non riesco proprio a capire come sia potuto accadere che una pagina (mi par di capire) dedicata alla fidanzata di Matthew Bellamy abbia questo mio post tra i suoi link. Proprio non lo concepisco: non che mi dispiaccia, per carità, è che non ci arrivo. A meno che l'indirizzo mail dei visitatori più fedeli non lasci una qualche traccia che un malefico sito ritrova autoconvincendosi, nella sua tipica stupidità meccanicista, che il presente blog parla dei Muse, non trovo una risposta al mio dubbio.

PS- Lo chiarisco una volta per tutte a chi tornerà qui: i Muse mi fanno discretamente cacare, che in termini umani e noiosi significa che ho ascoltato pochissime canzoni, solo alcune delle quali mi sono piaciute, e per tutte le altre sospendo il giudizio (quando dico "fa cacare" sto sospendendo il giudizio, fidatevi). Ora che sono entrato nel giro (se vabbè) mi farò una cultura, giuro.

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"This is the one"



Io questo gioiellino (TI-99, mi pare) ce l'ho su in montagna, insieme ad altri reperti dell'informatica del secolo scorso (tipo l'Amiga 500, per dire, la consolle più potente che abbia mai avuto, cioè l'ultima*). Vedere questo spot mi ha fatto venire una voglia di giocare alle sue versioni tarocche di Space Invaders e Pac Man che non potete immaginare.



*qualche amico commenterà che ho l'Xbox, ma vi assicuro che, se hai il videogioco di Starsky & Hutch, è come non averla.

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Give me my money back, you bitches!



L'indignato non lo faccio, che non mi viene bene. Il polemico sì, quello sempre, e sto seriamente pensando di assassinare Sgarbi e rubarne il posto a Domenica 5 (mi dicono che ci si trova gente che si scanna per ogni puttanata ideata da qualche giornale o da qualche fascista). Ma questa volta lascio la parola ad altri.
Il C-130 Hercules nacque nel 1951 a seguito della richiesta dell'USAF di un aereo da trasporto medio a turboelica. (fonte Wikipedia)
Certo, la pagina di Wiki dedicata agli incidenti dei C-130 (si, c'è anche questo su Wikipedia, è spaventoso) parla di un velivolo highly reliable, ma è pur vero che il mio babbo li vedeva volare quando faceva il militare. Nel '74. Forse sarebbe ora di un lieve aggiornamento, tanto per non mandare dei ragazzi a morire nella campagna pisana (che, ve lo posso assicurare, è molto meno esotica ed eroica dell'Afghanistan).
(Ora un pochino di indignazione antimilitarista, ma poca poca.)
Mi chiedevo solo per curiosità che fine abbiano fatto i 29,9 miliardi $ spesi dall'Italia negli armamenti nel 2006 (fonte: Rapporto sui diritti globali 2008). Io non ce li ho, giuro.

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lunedì 23 novembre 2009

Rock 'N' Roll Damnation




Stamattina mi stavo stropicciando gli occhi davanti al mio schermo impolverato, quando ho notato che la mia finestrella di IGN/Adnkronos propugnava un'eccessiva simpatia per lo stoccafisso. Sono andato a controllare il sito e ho notato questa notizia, che quasi contemporaneamente rimbalzava qua e sul FriendFeed.


Non farò una lunga tirata, ma mi mostrerò per quello che sono: un giovane vecchio rompipalle. Qualcuno ha avanzato la possibilità che nell'iniziativa editoriale di Rolling Stone ci fosse dell'ironia (e come no), ma se c'è una cosa che la critica musicale non mi deve fare mai e poi mai è quello che MTV fa coi rapper, cioè grattare il pancino alle rockstar superviziate. No, quella roba lì delle camere d'albergo sfasciate, dei plotoni di prostitute, della volontà di potenza in edizione economica e tascabile non è più fica proprio dagli anni '60, proprio a partire dalle star che citate voi (sarà un caso?); e tirarla fuori per ironizzare sulla vita viziata e viziosa proprio di un politico che casualmente (solo casualmente, non preoccupatevi, non "farete politica" con questa invisibile prima pagina) è presidente del consiglio, proprio in un paese in cui l'invidia sociale si concentra sulle più inutili minchiate that money can buy (motivo principale della popolarità di Berlusconi, sia chiaro), ecco sta cosa qui, cari rotolanti, non è bella, non è cool, non è rock, non è simpatica, non è un cazzo. Poi non stupitevi del fatto che non vi compro dal 2004, perché nelle vostre redazioni c'è un'idea di Rock'n'Roll che, a confronto, Luzzato Fegiz è Lester Bangs.

PS- Ma poi mi spiegate il senso di Obama al secondo e Ratzinger al terzo posto? No, davvero, forse sono io il bimbo svantaggiato: spiegatemelo. Cosa, comprare la rivista? No, ho detto di spiegarmelo.

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Ma dico ma ti pare?


 ne ho un paio identico: torneranno mai di moda?

A volte l'ironia è una bastarda fottuta che ti calcia nei coglioni proprio nel giorno in cui ha indossato i suoi Dr. Martens con la punta rinforzata. Così, leggendo il FriendFeed del celeberrimo blogger Gianluca Neri (Macchianera), mi sono imbattuto in questo, e nonostante tutto mi sono sentito in obbligo di difendere il "lavoro" di ItaSA per il merito di alcuni membri autorevoli e degni di grande rispetto (per la precisione, alludo a Robbie, che a vederlo per poco non lo abbracciavo, e a Metalmarco, che mi è stato gradito compagno di logorrea).
Certo che l'ironia è proprio bastarda (e proprio ItaSA me ne aveva dato un involontario saggio), ma nella vita di un adulto esiste (come ho già detto qui) una coerenza più alta di ogni bastardaggine ordita dagli dèi e dagli uomini: forse avrei dovuto lasciar perdere, qualcuno me lo dirà, per non incendiare animi di paglia, ma io sono abituato a difendere le mie opinioni e, di certo, non partecipo al gioco di sfanculare un gruppo di persone qualificate (vd. le due di cui sopra) nemmeno per dar retta ad una blogstar o per seguire pulsioni irrazionali passivo-aggressive. Anche perché, come in quasi ogni discussione su FF, in questo dibattito finora sono mancati argomenti, documenti e prove (e allora ogni idea diventa una chiacchiera a "vince-chi-ha-più-subscriber-e-pronunzia-meglio-la-coniugazione-di-ottundere", ma pur sempre chiacchiera), e voi sapete quanto prenda sul serio la mia laurea in filologia (ovunque tranne che in università, è chiaro). Per dirne una, Neri parla di "traduzioni creative": guardiamole e parliamone. Poi magari si scopre che ha ragione, eh, ma intanto giudichiamole un po' assieme e, prima ancora, troviamo un metro di giudizio universale.
In ogni caso, comunque la vediate su quest'argomento, se passate di qua cercando ItaSA (no guardate, avete proprio sbagliato) oppure attraverso chiavi di ricerca palesemente paranoidi  ed errate, tipo "ItaSA sottotitoli merda viva Subsfactory" o giù di lì, vi invito a passare dalla pagina FF di Neri e lasciare una vostra opinione (ammesso che ne abbiate una), perché io non ci sto che dalla sua voce autorevole venga diffuso tanto semplicemente una critica generalizzata e (finora) infondata ai miei pusher di sottotitoli.

PS- Chissà se questo dibattito si incisterà nella questione sull'abbandono di Klonni, sul quale un giorno scriverò qualcosa (perché illuminante sulla funzione sociale degli smanettoni e sulla sostenibilità del vivere nerd: un argomento di cui volete sapere tutto, lo so lo so).

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(It's not fair to deny me of the cross) I bear



Io voglio essere una tigre. Voglio spaccarti il culo, e non intendo solo metaforicamente (ah beh): voglio possederti quando mi piaci, voglio allontanarti quando mi annoi.

Non fraintendetemi, io adoro il genere femminile (parlo a chi ha subito inteso il valore metaforico; agli altri: no, non è un post zoologico, non in senso stretto almeno). Sono così innamorato del genere femminile, che continuo a tenere la barba lunga, a dispetto dei disagi familiari e lavorativi (vi è mai capitato di passare per 40enne quando avete la metà esatta degli anni?) ed io questo lo faccio per voi, ma anche un po' per me: non avete idea di quanto i vostri umori si possano legare ai miei peli rossi e irsuti, e non avete idea di quanto questo mi ecciti in modo perverso. Il punto in questione non è l'amore per voi, ma quello per me stesso. Io non posso amare entrambi e un giorno o l'altro dovrò decidermi: o incasinarmi nelle relazioni con il sesso femminile, o guardare finalmente tutti i film di Godard. Vedete, "Teorema" era avanti di vent'anni: cosa sia successo nel mezzo non si sa (si ipotizzano: ascesa degli uomini sessuali, aumento del cloro nell'acqua, successo delle boy band). Sta di fatto che il baffuto Ferradini non doveva certo mettersi a discutere con le donne del giorno d'oggi, quelle del post-spallina.
Per carità, fanciulle, io vi amo tutte quante e, ci tengo a ricordarlo, siete tutte molto belle. Potrei anche portarvi fuori a cena: vi vengo a prendere sotto casa, suono il citofono nascondendo una rosa dietro la schiena (la rosa l'ho appena comprata da un cingalese, ma a voi farò credere che è nata dal seno stesso della Madonna), vi aspetto con il miglior sorriso, vi apro la portiera, vi conduco al ristorante guidando con calma per non irritarvi, vi aiuto con il menu in francese, vi pago il conto, vi porto a passeggiare sotto il chiaro di luna (non in questa stagione, è evidente), magari vi offro in comodato d'uso due metri e mezzo di lingua. Ma mi chiedo, a che scopo? Per poi vedervi uscire con il cameriere mangiaranocchie? Certo, ci ho pensato su in questo tempo. Mi son detto: avvio un'attività di matchmaking tutta particolare, in cui io porto fuori una ragazza, la frequento e poi la consegno per una modica cifra all'uomo della sua vita. Ma, diciamolo, questa non sarebbe un'ottima mossa per l'autostima. Una tigre non lo farebbe mai, semmai lo farebbe un orsetto di peluche. Ed io ho voglia di sbranare, non di farmi arruffare i peli.
Ed eccomi qui a convincermi allo specchio che sono una tigre: vedo spuntare delle striscioline nere ed il pelo si imbiondisce, perché l'autoconvincimento è l'arma del nuovo millennio. Pensate ai kamikaze, poveri cristi imbottiti di tritolo fin sulle palle: non sono niente, veri poveracci senza arte né parte. Eppure, guardateli: ditemi se la loro illusione non è efficace. Così sarò io, un kamikaze. Mi immolo all'edonismo e rinuncio alla tecnica del peggior offerente, io voglio quelle cazzo di Twin Towers (che metaforicamente sono le gambe aperte di una signorina elegante che mostra la vagina al cielo: non vi piace l'immagine? Allora fate voi, ma lasciate perdere il simbolismo fallico). Avrò le Twin Towers e dopo averle espugnate, in una scena che (lo dico ai registi che ne trarranno un film dadaista) pretende i Volbeat come colonna sonora, me ne andrò da solo a comprarmi un cane e mi farò bastare il trofeo sopra il camino.
Ma intanto mi muovo con passo attutito dai neri e grassi polpastrelli, gli artigli li tengo per me, mi nascondo sottovento alla mia preda, e la ghermisco - oh, se la ghermisco.

Poi, dopo tutto questo parlare, mi risveglierò in questi panni da orsetto e sentirò con effetto Doppler l'avvicinarsi e lo sparire di queste note e queste parole. E tornerò a dormire, in attesa di un altro sogno felino.

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domenica 22 novembre 2009

Sono come la SIAE


mettere questa sarebbe stato banale

Dato che oggi ho da spulciare tabelle e statistiche come un vero giornalista d'inchiesta, per adesso, lettori impazienti di Cratete, mi limiterò ad un altro post autocelebrativo: questa è la top ten degli aggiornamenti che avete preferito leggere su questo blogghetto simpatico e per nulla risentito. Rileggeteli così che siano sempre di più i preferiti, e agli altri post che non vi sono piaciuti tanti calci in bocca.
  1. 43 miliardi di miliardi di possibili presentazioni (grazie, fan dei Cubi)
  2. Farewell, my Klonni (grazie, itasiani)
  3. Storia di una regista in erba 
  4. Rearviewmirror (l'avevate capito che citavo una canzone dei PJ, vero?)
  5. Facciadicazzo (incredibile come anche i lettori di Cratete cerchino peni più grandi)
  6. Halloween sucks (grazie, fan degli eco98)
  7. I poeti, che brutte persone (i fan della Merini mi avranno odiato, ma relata sunt)
  8. Clangore metallico di manette all'imbrunire (ma questa cosa rimane riservata agli amici di FB, non crediate)
  9. Dedicato ai miei amici (che evidentemente devono avere molti altri amici oltre a me)
  10. Tutto sommato fa due io e te (l'amore in vendita)
Prometto che stasera vi regalo uno sproloquio, ora vi lascio che mi scappa il lato oscuro della forza.

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sabato 21 novembre 2009

Finalmente ho capito chi odia gli emo



Stavo per scrivere un bellissimo post sull'imprevedibilità di tutto. Avete presente quelle manfrine lunghe e tirate, che alcuni apprezzano, altri scorrono in cerca di una freccia rossa "TU-SEI-QUI", ma in genere tutti odiano? Ecco, per oggi forse siete salvi, perché mentre scrivevo il quattordicesimo paragrafo, usando come punto di riferimento una strofe di "Desolation Row" (che comunque riporterò alla fine, perché sono un filologo onesto col mio pubblico), ho avuto la malvagia idea di cercare un video di quel brano (nella versione originale, of course) su Youtube. Ma Youtube non ti aiuta se cerchi video della durata di 10 minuti (sì, tanto dura "Desolation Row"), e la questione si stava facendo complicata. Quando però l'occhio si è distratto e ha notato questo video (col cazzo che lo embeddo), mi sono cascate braccia piedi ed altre appendici più o meno molli.  Ho smesso di scrivere, ho cancellato tutto e ho ricominciato da zero.
Ora due parole ai My Chemical Romance. Ragazzi, non ci siamo capiti: voi Bob lo lasciate stare, ok? Poi, scusatemi, ma fra tutte le canzoni stupende, voi quattro idioti saltellanti dovevate proprio usare la più retorica e pomposa? Ah sì? Ora capisco molte cose... Ma da dove venite, voiatri? Sedicenni tutta la vita, eh...
Sta di fatto che la canzone originale è migliore, ma in effetti un po' menosa: tanto bella che la coverizzò anche De André, musicalmente tradizionale, piena di riferimenti culturali ad ogni forma di espressione immaginabile (dalla pasta dentifricia Colgate a T.S. Eliot) sul finale si riscatta in un modo che potete leggere da soli (e ascoltare se mandate avanti di circa nove - gosh - minuti).

Yes, I received your letter yesterday
(About the time the door knob broke):
When you asked how I was doing
Was that some kind of joke?
All these people that you mention
Yes, I know them, they're quite lame,
I had to rearrange their faces
And give them all another name.
Right now I can't read too good,
Don't send me no more letters, no.
Not unless you mail them
From Desolation Row.


PS- Ogni volta che cito i versi di una canzone mi sembra di avere ancora un myspace, lo chiamerei social-network fantasma, non so se mi spiego? Vi è mai capitato?

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Finto locandinismo ironico-enimmistico






Exergian è un tumblr di un grafico (almeno credo, a giudicare dal suo sito ufficiale). Cosa sia un "grafico" immagino lo sappiate, sul "tumblr" vi vedo già più esitanti: oh quanto vorrei linkarvi una pagina di wikipedia, ma poi fingereste di leggerla e non mi capireste, quindi in due parole dirò che un tumblr è come un blog, solo più facile da aggiornare e difficilissimo da commentare.
Exergian, dicevo, è un tumblr che da un paio di settimane raccoglie le creazioni del suddetto grafico in un ambito dell'arte ancora inesplorato: quello delle finte locandine sintetiche (o icone ironico-enigmistiche). Sono termini che ho inventato adesso, sia chiaro, ma secondo me spiegano quanto c'è da spiegare. I disegni, nella forma standard della locandina, appunto, per ora si concentrano sulle serie TV ammerigane, motivo per cui sono a conoscenza di questo simpatico tumblr, ma devo dire che il gioco del riconoscimento a volte è semplice ed esilarante, altre volte impegna la memoria e la fantasia percettiva del disegno (per arrivare alla "soluzione" di Nip/Tuck mi sono sforzato, ma poi ne ho goduto non poco). Il bello di queste operette, infatti, non è nemmeno l'immediata riconoscibilità, semmai il richiamo ironico al titolo o al contenuto, posto sotto forma di piccolo dilemma (la locandina di Lost non è niente di che, ma quella di Californication è essenziale e carina e quella di Two and a Half Men è geniale e LOL). Ah, non l'ho detto, il tutto viene realizzato con semplicissime forme geometriche, tipo Tangram (ve lo ricordate? bravi).
Ecco, questa cosa sta diventando di moda negli ultimi giorni: perciò può darsi che prossimamente mi ritrovi a disprezzarla in pubblico. Per adesso ve lo dico, poi se mi vedete con questo tatuato sulla schiena, fate finta di niente.


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Giabbevuto


"Oh, allora facce serie, d'accordo?"

CRATETE - [al barista] "Le dispiace se porto dentro una bottiglia  che ho in macchina?"
MACCIO - "Scusa, chebbottiglia è?"
C - "Vino rosso, Chianti. Vuoi bere con noi?"
M - "No, grazie. Hoggiabbevuto dei superalcolici e non voglio stare male..."
C - "Ti capisco, alla fine cosa li abbiamo avuti a fare diciott'anni se non per sapere queste cose?"
M - "Anche diciassette, eh"
C - "Già... Anche sedici..."

Visto che Maccio non è venuto a bere con noi, l'ho punito con una foto da Vip-buster, cosa che in realtà dovrebbe inorgoglirlo dato che la sola ed unica foto-con-vip della mia vita mi ritrae in compagnia di Elio (mica il Gabibbo, avete capito?): alla fine la guarda e fa "ma ho una luce intorno alla testa... sono saanto!".
Ora so che Maccio Capatonda normalmente parla con la voce di Padre Maronno, il che forse potrebbe tornarmi utile, vai a sapere...
Questo per chiedere scusa alla crew della musica noiosa: perdonatemi, ma c'era qualcuno che mi aspettava (Maccio e i suoi amici, intendo) e questo mi pare degno di una deroga al nostro decalogo, che se vi interessa è quel che segue:
1- Mai cantare ai concerti
2- Mai pogare ai concerti
3- Quando comprerai una maglietta, dirai che lo stai facendo per un altro
4- Mai parlare alla band dopo il concerto
5- Sbronzati con moderazione, drogati smodatamente
6- Mai saltare un concerto per ragioni che non siano la morte (la propria morte)
7- Quando uscirai dal concerto, dirai che i suoni facevano schifo
8- Eviterai per principio i concerti troppo affollati, o comunque te ne lamenterai successivamente
9- Non comprerai il disco alla fine del concerto, perché lo avrai già da almeno due mesi
10- Mai cantare ai concerti (questa è particolarmente importante)
Che poi, a ben vedere, io derogo quasi regolarmente a queste regole (tranne quella del cantare e pogare, quelli li lascio ai tredicenni dentro e fuori), ma la nostra piccola associazione è moralmente elastica e mi tiene con sé. Tipo il cattolicesimo.

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venerdì 20 novembre 2009

"Se se, fai tanto il comunista tu, ma sul tuo blog la democrazia dov'è?"


Oggi questo blog compie un mese di vita. E come ogni buon padre di famiglia, vedrò di far tornare i conti a fine mese .
Numero di post (compreso questo): 112
Numero di visite: 2409
Numero di visitatori: 607
Numero di città da cui vi siete connessi (il vostro server in realtà): 253
Numero dei paesi da cui vi siete connessi: 27
Numero di commenti: pochi
E qui finiscono i dati precisi e cominciano le impressioni (sono pur sempre un letterato, i numeri lasciamoli ai matematici e ai batteristi).

Non voglio menarla su "cosa è questo blog per voi, per me, per Piero Marrazzo?" o cose così: non ne ho l'autorevolezza e comunque non lo farei. Vedete, qui tendenzialmente faccio il noiosone e me la meno (a buon diritto, ne converrete): menarmela e dire noiosate su queste cose sarebbe troppo, sarebbe Cratete al quadrato e non è da me. Sappiate solo che se da una parte queste pagine web sono una forma sputtanata di diario personale, la dimensione pubblica delle stesse non la ignoro: nulla di quello che avete letto qui è un'icona della mia personalità (voglio dire, avete presente Hemingway, D'Annunzio? Si parva licet componere magnis, naturalmente). D'altra parte, ci tengo a dirlo, qui si dà spazio ad una forma strana (mica tanto originale) ma più che altro nuova di giornalismo e di letteratura: articoli brevi, poesiuole ironiche, raccontini non-sequitur e soprattutto un mare di segnalazioni, insomma un piccolo grande entertainment allestito senza una buona ragione, un po' per caso, come duemilaepassa anni fa, quando quel rimbambito di Cratete (quello vero) si ritrovò ad insegnare la cultura greca per colpa di un tombino.
Ora una cosa sui social network, senza i quali non esisterei nemmeno (ora lo sapete, sono un fake): Facebook e Fotolog sono stati una benedizione per l'autostima di questo blog. Credo che nella media di 80 visite giornaliere, almeno la metà provenga da quei siti malefici. Quindi grazie Zuckerberg (o come diavolo) e grazie brasiliani anonimi e certamente transessuali! Ma grazie specialmente ai visitatori, a quei coraggiosi che ancora non hanno schiacciato "hide" sulla propria homepage, per non parlare di quelli che non cancellandomi dagli amici mi provocano erezioni a ripetizione (ah no, quello è adultfinder, scusate), voialtri che andate su FB o su fotolog solo per sapere i cazzi altrui: come potrei biasimarvi? Oh, se solo aveste dei blog...
Molti altri, poi, sono ormai visitatori abituali che si limitano a refreshare le mie pagine per vedere che aggiornamento stupendo posso aver rilasciato. Altre volte mi sono capitate ondate di visite specificatamente dirette ad un post, il che mi lusinga: immagino le dotte conversazioni che si scatenano su MSN o altrove a proposito della mia prosa mirabolante. Cosa sarà di questo blog in futuro può dirlo solo Gesù, di cui questo blog è fan informale e casual.

Ora, un po' di ringraziamenti ad personas (non imbarazzatevi, lo so che mi amate):
- Attilio e Samoa, i blogger che sputano nel blog in cui mangiano;
- Michi che mi segue (quasi) regolarmente dall'Ispania (you never read my blog, don't you?);
- Commentone, il donatore di macchine e musicista poliedrico (quantomeno cubico);
- Ruben & Julia, la miglior coppia di fotologger da... da sempre, credo, che linkandomi spesso e volentieri hanno fatto raggiungere a queste paginette un'autostima incredibile;
- Elena, naturalmente, che regala frasi, titoli, citazioni, fumetti, libri (no, quello è solo in prestito, lo so), e la sua amica Franciesca che non so se venga qui ogni tanto, ma se la becco le spacco il muso;
- la coppia di friendfeeder, ottimi blogger atei e ufficiali sostenitori di Cratete (vd. qui a sinistra) Viola e Francesco (lui seguiva anche il vecchio blog, pensa che fico), e il friendfeeder gianluc (che mi ha inviato una cosa di cui parlerò prestissimo);
- le mie groupie scatenate, che commentano solo su FB con grande sollievo del mio ranking testosteronico (si dirà così?), cioè Chiara, Cele, Cri, Cinzia, Eleonora, Elisa, Mariangela, Martina, Naty, Sara (spero di avervi ricordate tutte, semmai lanciatemi sassi in testa quando mi vedete);
- Minerva, che mi segue regolarmente nonostante i suoi mille impegni (non li so, ma mi dai l'idea di essere super impegnata);
- quelle tre/quattro persone che mi seguono dall'Inghilterra, dalla Polonia, dall'Estonia, che credo di conoscere ma comunque non cito per non fare figuracce;
- la gente che arriva qui da quei pochi blog che commento (tipo FreddyNietzsche del mio sosia Matteo Bordone: cioè non che venga lui, o almeno non lo so, ma quelli che leggono i miei commenti di sicuro);
- la gente che mi trova su Google, per esempio cercando "klonni" (grazie, Andrea, hai contribuito anche tu), cercando "cratete" (mi spiace colleghi filologi, so che cercate informazioni vere e consistenti e invece finite qua, scusate, ma io sono molto meglio dell'originale, ammettiamolo), cercando le lyrics della sigla di Bored To Death (e questi vengono veramente da tutto il mondo), cercandomi (maledetto il giorno in cui ho registrato il mio nome vero), oppure cercando i gruppi di cui parlo (a proposito, grazie mille ai Cubo di Rubik Monocromo, agli eco98 e ai My Silver Booster: io vi prometto pubblicità, ma in realtà vi sto sfruttando);
- (ma soprattutto) quell'anima pia che visita il mio blog da un iPhone: questa è una venerazione alla quale non sono preparato... dai, schiacciami tuttoo!

Infine, per la prima volta (magari lo rifarò al primo compleanno di Cratete), vi chiedo gentilmente di lasciare un commento (si chiama delurking, credo), per lasciare suggerimenti e opinioni a proposito di quello che dico, faccio, bacio, lettero e testamentizzo, e anche di come lo faccio. Fatevi vedere, dite la vostra, è il vostro turno (e altre cazzate da MTV). Vi giuro con tutto il cuore che farò finta di essere interessato.


PS- Non un grazie, ma qualcosa (tipo una sigaretta, boh, vedremo) va anche a te. Senza di te questo blog praticamente non esisterebbe, ma non come pensi tu, nel senso che avrei avuto (a naso) 400 visite di meno: il mio blog-ego se ne rallegra.

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Tiriamo la maniglia antipanico della porta e andiamo fuori




Oh, fanciulla che mi fissi in palestra.

Con occhi maliziosi
mi guardi sudare e cambiare colore:
io mi sposto e tu mi cerchi,
io canto silenziosamente la musica del diavolo
e tu immagini chissà cosa.
Tu sei molto bellina, lo ammetto,
su quel tapis-roulant i tuoi seni
saltellano in modo aggraziato,
non posso fare a meno di notarlo
e di notare come noti che io noto.

So perché mi fissi:
intanto perché sono bello,
e questo si sapeva,
e poi perché sulla fronte
ho un pestone tremendo.
So cosa pensi:
"questo deve essere
un lottatore cazzuto,
un rugbysta ubriacone,
un violento bastardo,
magari..."
ed è per questo che mi chiedo
cosa cazzo abbiate in teste voi donne.
Perché alla fine scegliete
Mr. Big e non Aidan,
perché preferite la droga
alla pasta al forno,
perché godete quasi sempre
se non venite cagate di striscio,
perché lasciate uomini stupendi
per orrende caricature.

Vedi, fanciulla che mi fissi,
tra qualche giorno questo livido scomparirà
ed io per attirare la tua attenzione non potrò
portare in palestra la parmigiana.
Quindi vedi di rispondermi, eh.
Ah, e grazie ancora per i seni.

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giovedì 19 novembre 2009

XY

Dato che sul celeberrimo blog di Matteo Bordone si parla di Pop italiano contro canzone d'autore, e visto che (a quanto mi pare, non è che sia attendibilissimo) i commenti sembrano ignorare la fondamentale dicotomia tra canzoni/cantanti/band di merda e canzoni/cantanti/band della madonna (con gradazioni intermedie), ho deciso di svelare un mio peccato d'infanzia: quando uscì l'album self-titled di Samuele Bersani e mio fratello non lo comprò (io avrei comprato il mio primo disco solo l'anno dopo), ma, come al solito, lo piratò su cassetta, io mi presi una piccola fissa per questo pezzo qua.



Che poi avevo solo dodici anni, via. Alcuni di voi non erano ancora nati, mentre io mi svegliavo alle 3 del mattino per finire le tavole di Educazione Tennica o di Arte, prendevo il mio vecchio Sony Walkman, ci infilavo Bersani o in alternativa Dark Side of the Moon (sì, ero un bimbo schizoide), e facevo quel che un dodicenne senza precisione nel tratto né capacità figurativa poteva fare alle tre del mattino con un foglio (cioè schifo, insomma): ma questo è un altro discorso.
Quello che volevo dire è che fra un pezzo pop italiano attuale e questo, io sceglierei questo ad occhi chiusi (anche perché al limite mi servono le orecchie, ma lasciamo stare). Certo, è anche vero che mi ci vorrebbero alcune ore di grindcore per poter rivedere spuntare i testicoli, ma per l'arte si fa questo e altro.

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Musica noiosa

"Nava, sei un sadico. Ho notato che insistevi sui rumori più fastidiosi".
"Eh, grazie. Sono contento che tu l'abbia notato".


Bobby Nava

E questo dovrebbe dire già tutto del concerto di ieri sera dei My Silver Booster, e invece no. Ci vorrebbe dell'altro ma (lo dico sinceramente e con vergogna) non sono abbastanza preparato per farlo. Io posso solo notare che non capivo perché a un certo punto sembrava che ciascuno dei tre membri stesse seguendo il tempo di qualcun altro, di qualcuno lontano miglia e miglia che cantava i successi di Frank Sinatra o si esercitava su "Little Wing" di Hendrix. Poi l'ho capito. Non c'è direttore d'orchestra in una musica che pure meriterebbe un direttore d'orchestra. L'unico punto di riferimento è il pubblico, che non capendo una mazza dirige il gruppo a caso. Questo è il senso di riprodurre musica fastidiosa, forse: rivelare agli ascoltatori la loro stupidità. E questo spiegherebbe i filmati in loop delle manifestazioni propagandistiche in Corea e del Papa Ratzinger e di Fassino etc.
In un ambiente diverso dall'Arci Acropolis, questo sarebbe stato uno dei concerti dell'anno, e questo lo dico a chi abbia intenzione di andare a sentire questi fagiani che alla fin fine sono proprio bravissimi, nonché noiosi (che è una tautologia).

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mercoledì 18 novembre 2009

Mi dispiace, devo andare

Questo post è stato editato "per venire incontro alle vostre capacità mentali"



Un aggiornamento rapido per informarvi che sto andando all'Arci Acropolis di Vimercate a sentire i My Silver Booster, bravissimi, bla bla bla. Seguirà recensione, bla bla bla. Non capite un cazzo, bla bla bla. E infine... mmm... fanculo, mi sembra (ma potrei sbagliarmi).

PS- FYI (che significa for your information, lo scrivo per chi ancora sbaglia le concordanze e va in giro a dire che sa l'inglese: che poveretti che siete), il link a "You're so vain" l'avete visto in tre: voi tre fortunati/e vincete il premio della paranoia che consiste in medaglie di colore simile fra loro, un posto su un piedistallo calibrato per farvi arrivare tutti alla stessa altezza, e i vostri tre inni nazionali suonati contemporaneamente. In pratica il premio è altra paranoia (che, come saprete, questo blog sostiene e promuove).

EDIT (vd. sopra) - Questo post denunzia il fatto che, qualunque cosa uno pensi dica faccia, se segui un link e scrolli perché ti suggerisco di farlo, sei vain a manetta. Poi si può dire quello che si vuole, ma io su questo blog non risolvo faccende private, perché (tanto per citarmi) il rancore è negli occhi di chi legge. Io su questo blog esorcizzo, che è tutta un'altra storia.  E comunque, tanto per autolinkarmi, questo vale sempre di più. Basta, ora devo tornare ai miei servizi di pubblica utilità per i lettori meno ottusi (quei due o tre che vengono qui cercando le lyrics di Bored To Death, non crediate).

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It's hard for me to kick against the pricks



Facciamo finta che tutti quanti abbiate ascoltato American IV - The Man Comes Around di Johnny Cash, va bene? Facciamo finta, ma per una volta conto sul fatto che non abbiate dei gusti così orrendi da aver dimenticato questo disco meraviglioso.
In questo scenario vi sentite troppo metallari e/o raffinati per non skippare subito al secondo brano. Come posso biasimarvi? "Hurt" è certamente uno dei brani meglio eseguiti dal vecchio cantautore (e ricordiamoci che nell'album c'è anche una "Personal Jesus" da far tremare l'apparato cutaneo). Diciamo anche, per quelli di voi più sgamati, che buona parte del merito di questa meraviglia va a quel geniaccio di Rick Rubin.
Finite le premesse, adesso lasciatemi dare un suggerimento: la prossima volta che prenderete in mano questo disco, lo sostituirete a quell'orribile cd "di cui potrete tranquillamente vergognarvi a cose fatte", lo avvierete e sentirete tutti quei buffi e scorreggianti rumori di loading, ecco allora lasciate partire il primo brano, tenete su "The Man Comes Around", così come avete fatto al primo ascolto (me lo auguro). A questo punto spegnete le luci e sedetevi al buio, seguite il testo apocalittico (nel vero senso della parola) e usate l'immaginazione (se ne avete una, indirizzatela per buoni fini tipo questo). Se non vi capiterà di sentire la pelle infilzarsi rigida nei vostri abiti, beh allora o siete alieni vulcaniani, oppure non capite proprio niente (tertium non datur).
Oh, se non avete il disco (blame on you!), sto parlando di questo.



Per la cronaca, non sto vivendo una conversione evangelica, non sto ricevendo una rivelazione, niente di tutto questo. A quanto ne so, Gesù non è il giudice di un bel niente: lui è quel tipo barbuto e burlone che mi amava, e nulla più (sì, amava proprio me: lui diceva ai suoi discepoli "amate il prossimo come io amo Cratete", e loro "boh, ma chi è sto Cratete?", e così gli evangelisti corressero il testo originale, non perdendo d'occhio le vendite naturalmente, e in effetti ebbero ragione; ma un conto è il successo commerciale, un altro la verità).

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Io e te dobbiamo parlare



Gugol bucs, ma ti sembra questo il modo di accogliere un visitatore? Già che ci sei lascia le mutande in giro, i peli della barba nel lavandino e la cacca nel water (come quello del delitto di Perugia, mi dicono). Io e te dovremmo approfondire il valore della parola "interessante", sviscerarlo, sezionarlo, affinché tra qualche anno non ci si ritrovi con retrospettive semiologiche sull'opera di Laura Scimone, ci siamo capiti? So che secondo alcuni il solo essere stampato su carta rende un libro degno di essere letto, ma questo non va bene (specialmente quando ti assillano leggendo brani di una banalità rara, costringendoti a fingere di avere interesse per i loro gusti). Lo dicevo prima, scegliere, gente, scegliere: siamo uomini o tritarifiuti?
E ora pulisci la tua home page, zozzone!

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Cose che



Mi ero ripromesso di non:
- andare a concerti che non mi interessano per una ragazza;
- cucinare piatti elaborati ad ore indecenti della notte per la stessa ragazza;
- passare le notti insonni;
- addormentarmi nudo;
- perdere tempo.

Mi riprometto di:
- non perdere la testa;
- sentire un'amica che credevo quasi persa per sempre;
- dare a ciascuno quel che merita;
- finire i libri e i dischi iniziati;
- avere sempre l'ultima parola, quando è il caso;
- non perdere altro tempo.

Sono riuscito a:
- non spaccarmi la testa;
- dimostrare a qualche centinaio di persone che non conosco solo il latino, e farlo con un profitto insperato, anche se (paradossalmente) lo saprò solo io;
- andare dove mi pare con chi mi pare e divertirmici;
- far svenire una ragazza (cit.);
- frequentare persone che piacciono tanto a me quanto ai vecchi amici;
- controllare la crapula (prima per disgusto, ora per scelta);
- rendere qualche servizio utile ed ottenere l'approvazione altrui, perfino con questo blog;
- seguire consigli fondamentali;
- farmi ascoltare dai baristi;
- farmi desiderare.

Non sono riuscito a:
- sentire tutti i miei amici distanti e vicini, lately;
- smettere di provare disgusto;
- smettere di mentire;
- vuotare il sacco;
- trovare un pennarello nero carico e le foto della recita dell'asilo in cui interpretavo (giuro) il due di picche (la carta);
- fregarmene di chi* non capisce mai un cazzo ad ogni latitudine di questo vasto e stupendo pianeta.

Spero di:
- farmi pubblicare (dal Corriere);
- conservare la mia curiosità;
- laurearmi nel giro di un anno;
- farmi perdonare da chi lo merita;
- uscire sempre solo con ragazze belle e simpatiche;
- passare un anno migliore in cui non debba convincere nessuno che i My Bloody Valentine non sono un gruppo emo, e cose così.

Sto per:
- farmi pubblicare (su un libro);
- trovare un lavoro;
- sentire qualche bel concerto;
- vedere molti bei film;
- procurare birra gratis agli amici della crew;
- ricongiungermi con i vecchi amici;
- andare a letto.

Buonanotte, o buongiorno (che dir si voglia).



*un suggerimento per chi cliccherà questo link, in cerca di se stesso/a: scrolla un po' e forse ti troverai.

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Are you going through changes? Aren't you? Whatever...



Ad ogni nuovo giro della ruota a chiunque capiterà di ritrovarsi in una posizione differente da quella iniziale. Attenzione, balenghi. Non è così, il vostro posto sarà sempre lo stesso, ma avrete cambiato la prospettiva.Voi potete illudervi di essere cambiati, o di non esserlo, potrete andare fieri di entrambe le cose. In ogni caso, farete un clamoroso errore di valutazione. Mettiamola come avrebbe fatto un filosofo, se mai ce ne fosse stato uno nella storia.
I cambiamenti non esistono perché non esiste il presente, come sanno tutti: tu sei un cambiamento, tu non esisti. Oppure, i cambiamenti esistono perché esiste il presente, come è evidente: tu non sei un cambiamento, tu non esisti.
Lo vedete che qualcosa non funziona? E non crediate che sia colpa di questi sillogismi buttati lì, perché alla fine dei conti il ragionamento torna.
Credere di essere un "fastello di contraddizioni" è tanto stupido ed illusorio e quindicenne quanto affermare l'esatto contrario. Non che la coerenza o la schizofrenia non siano dei valori (almeno sul piano dell'estetica), ma il punto è un altro. Insomma, di tutte queste salde certezze cosa potete farvene? Cosa farete del vostro entusiastico procedere verso il nulla? (Perché - spoiler alert - alla fine del film c'è quella cosa lì, quando la celluloide si arrotola su se stessa e va messa via.) Cosa direte a chi vi chiederà cosa ne avete fatto della vostra vita (a parte "fanculo, cazzi miei", naturalmente)? Direte: "non ho mai tolto dallo stereo quel disco che mi piace tanto"? Direte: "mi piace la musica", come se questo non rendesse palese la vostra nullità? Attenzione, perché alla fine dei giorni sarete dei giudici molto più implacabili di quanto non siate ora, che vi lasciate passare tutto come dei maledetti genitori liberali: e non venitemi a dire niente, quel giorno lì, perché io vi avevo avvertito.
Non sono disperato o depresso o nervoso, come potete immaginare. Ho solo ben presente  l'importanza di scegliere e di essere scelto, perché l'unica cosa che conta ormai è il giudizio: "questo fa schifo, lo butto; questo mi piace, lo prendo". Ah, ma non crediate che questo interessi a qualcuno. Sicuramente nelle notti umide come una grotta centroasiatica potrete contare sulla persistenza di un amico, o sulla scoperta di una nuova persona, e comunque nessuno sarà disposto ad ascoltarvi finché non avrete compiuto delle scelte. Perciò, vi prego, lasciate l'intera famiglia lessicale del "cambiamento" ai cantanti (quelli sono solo capaci di illudervi), lasciate che i cantanti cambino o restino uguali, fateglielo dire, ascoltateli, e poi uscite dal tunnel e andate a vivere. Il cambiamento o la sua assenza non esistono, esistete solo voi (ma solo alcuni di voi), con le vostre scelte (ma solo alcune di esse). Cioè non esiste proprio il problema, mi seguite?

Cosa volevo dire? Ah sì, che ho trovato un video dei Cardigans che eseguono "Changes" dei Black Sabbath e la cosa mi è sembrata stupefacente (anche se l'originale è migliore, ma non c'è da stupirsi).

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martedì 17 novembre 2009

Ironman + El Guapissimo

Cratete
  michele erba dice che devi fare un fumetto su me e lui
Cratete
  "ironman & guapissimo"
elena

  quando torna vi seguo per un giorno visto dietro ma senza intromettermi
  vedrete che qualcosa lo troviamo
  lui è guapissimo?
Cratete
  sì
  non so perché
  ma approfondirò
elena
     ok adesso studio la grafica
  tipo supereroi
Cratete 
  bravissima
elena
   lui ovviamente parlerà solo spagnolo
  fumetto misto telenovela spagnola
  come se sin city fosse terra nostra capito?


El Guapissimo

Mi è bastato un secondo per convincere la più promettente fra le disegnatrici non esordienti (nel senso che deve ancora esordire) a creare una storia originale sulle avventure di un pirla con la testa d'acciaio e un pirla vestito da pirla. A Natale prevedo le prime anticipazioni e nel 2010 ci saranno due nuovi supereroi inutili nel mondo dei fumetti (mai inutili come l'80% degli X-men). Personalmente voglio che fra i villain ci sia il Predalien, ne parlerò con l'autrice, ma qualunque sviluppo prenda questa trama senza senso, ne saremo tutti entusiasti. Poi, certo, bisogna vedere come vengo in fumetto (magrissimo, alto, furbo, simpatico, pieno di charme, mi raccomando: insomma solo la verità).

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"Leggi il testo"




Oggi è uno di quei giorni in cui il sito del Corriere riesce a cambiarti l'umore dieci volte nel giro di due scrollate ("ah ah" into "godo" into "vi ammazzo" into "ma no" into "ehm"). Ma alla fine c'è sempre la rassegnazione (vd. sottolineato), quella lurida bastarda senza la quale gli hippy avrebbero vinto e oggi vivremmo tutti in un paradiso di droghe sintetiche. E il Corriere questo ci tiene a ricordarlo.

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Poi puoi fare come vuoi.

Questo post non lo avrei voluto scrivere, perché un paio di ore fa ho preso la decisione di testare la resistenza di una parete con la fronte. Ok, sono ultrafigo perché me la sto cavando senza trauma cranico (almeno credosiuhasoid), ma posso assicurare che un'esperienza del genere toglie la voglia di fare molte cose (eccetto bestemmiare). Poi ho pensato: ehi, che ottimo aggancio. Non ho nemmeno bisogno di dire che il disco dei Fuzz Orchestra suona come una mazzata in fronte, lo è e basta. Sono diventato una metafora! Infine, dopo quest'euforia indotta dal ghiaccio premuto in testa, mi sono calmato, ho ricomposto le idee e ho scritto questo.




Era un pomeriggio di fine ottobre. Stavo molto male, in quei giorni, perciò l'antidoto ai veleni della mia vita pareva essere solo un concerto gratis di un gruppo mai sentito prima. Il mio caro amico Commento mi venne a prendere vicino a casa che erano le sei, io lo aspettavo con una bottiglia di vino che non riuscivo a non sorseggiare nell'attesa del suo arrivo, a dispetto dell'opinione delle varie famigliole passeggianti e beneodoranti (sono un punk del cazzo). Ero molto nervoso, questo è il punto. Se avessi saputo a quale concerto stavo andando incontro, forse mi sarei ripulito, avrei risputato il vino, mi sarei sciaquato la bocca con l'acqua di un tombino, asciugato le labbra con una foglia sudicia, invece ignoravo. Ignoravo e bevevo, aspettando Commento. Quando alla fine è arrivato, mi sono subito sentito meglio, ho sorseggiato il vino meno avidamente e sono passato alle sigarette. Il concerto si teneva nel negozio di Xabier Iriondo a Milano, ma in una di quelle zone che quando cali dalla Brianza non ti ispirano progetti di rinnovo urbano a suon di napalm (in pratica, è molto vicino a Monza).
Dato che "Milano non è la verità, ma nemmeno il parcheggio" (Samoa dixit), ci riduciamo ad ascoltare gli ultimi quattro brani. Come dicevo nell'esergo, una mazzata in fronte. La bottiglia non era ancora finita, dentro il Sound Metak non c'era più posto e così ci siamo messi, io e Commento, fuori dalla vetrina a carpire ogni distorsione ed ogni campionamento possibile. Ogni tanto la porta del negozio si apriva, lasciando uscire qualche fanciulla bisognosa di nicotina e con lei note più vivaci: sembrava l'effetto sonoro che si sente alla fine di "Have a cigar" (come si chiama? aiutatemi, o sapienti della musica), il che rendeva molto intensa l'esperienza vagamente alcolica di quel concerto. Radiogiornali, telegiornali, voci dagli anni settanta sbucano da trame di rumore ordite con sapienza e quasi con classicismo rockettaro (riascoltate questo pezzo e ditemi di no). Nulla è sacro in un mondo pronto alla rivoluzione se non la rivoluzione stessa, e a noi due, che poco ci fotteva della rivoluzione e molto dello sballo (chimico o musicale, poco importa), piaceva il modo gentile di suggerire all'ascoltatore questi messaggi. Così, semplicemente, con un suono che metta in dubbio le tue conoscenze precostituite, andando a stanarle una ad una e crivellandole di P38. Non c'era nulla di ostentato in quella musica, nemmeno la nostalgia per i tempi che furono, perché ogni nuovo brano usciva magicamente da quei miseri tre strumenti (synth, chitarra, batteria) con la forza del nuovo. Questa è la musica rumorosa che mi piace, una musica che non te la mena e non se la mena.
Avevo appena finito il vino e un'altra sigaretta, quando decisi di comprare il cd (un'esperienza post-concerto che non facevo dai tempi dei Klimt1918). Ho pagato volentieri per un disco che, peraltro, ho già consumato e per un vinile che non consumerò mai (non per collezionismo: mi manca il giradischi, regalatemelo) e non perché ami sostenere la buona musica italiana, o altre puttanate da prima serata. No, è perché il packaging è semplicemente meraviglioso: ispirato alla grafica dei volantini controculturali degli anni settanta (aridaje) e con un logo che mescola BR e simbologia repubblicana, un'idea che dice già tutto della paraculaggine politica dei Fuzz Orchestra. Un gruppo pieno di ironia, quindi, e io adoro l'ironia: se prendi un canto popolare (Focu d'amuri) e una canzone psichedelica di Claudio Rocchi (Volo Fuzz n° 1) non puoi che essere una persona stupenda, di quelle con cui vuoi uscire a bere perché sai già cheti regalerà perle umoristiche che salveranno la serata, stillandole con parsimonia come gocce di miele su una fetta di pane troppo sottile. I Fuzz Orchestra sono così e lo capii infrangendo la prima e fondamentale regola della crew della musica noiosa (i miei amici intenditori di frastuono indecente): mai avere contatti diretti con la band.  (Segnatevela che può tornarvi utile.) Invece no, con la faccia di bronzo che spesso cito, mi presentai a loro: si è parlato di serie tv americane, di cinema, di musica (poco perché come avrete capito non ne so nulla), abbiamo cazzeggiato come amici casuali ma cordiali. E pensare che non li avevo mai sentiti prima, questi pisquani del (tu che lo sai, infila il genere musicale adeguato), mentre ora se dovessi consigliare un gruppo italiano a qualcuno che possa apprezzare il mio consiglio direi subito "Fuzz!"; agli altri lo direi comunque, giusto per obbligarli a sentire un atroce frastuono, distorto e disturbante. Oppure lo consiglierei ai berlusconiani, per i vaghi contenuti politici (discorsi di Berlinguer, vecchie interviste ad operai incazzati, spezzoni di culturame) e non per convertirli: solo per irritarli un po'.
D'altronde, come ho provato stasera depositando 90 chili su di un muro avendo come unico punto di contatto la fronte, sono praticamente invincibile (pensate che mi dà fastidio più il ghiaccio che la ferita): figuriamoci se mi lascio spaventare da un berlusconiano, quando nemmeno le band noise mi intimidiscono.

PS- Allora, se questo post vi piace così come l'ho scritto, mi organizzo per sbattere fortissimo la testa ogni volta che aggiuorno. Fatemi sapere.

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lunedì 16 novembre 2009

Bionda era, e bella (ma soprattutto bionda)


la ragazza (di cui parlo alla fine) era più o meno così


Stamattina avevo un impegno in ospedale: le analisi del sangue e del piscio (non dirò urina, che suona male). Abitando a duecento metri dal S.Gerardo mi sono mosso con la tranquillità di chi si sveglia alle 7 dopo tre ore di sonno. Camminavo per la mia via quando mi sono ricordato di non avere il contenitore del piscio e, a meno che non me lo prendessero alla spina, questo era decisamente un problema da risolvere. Fortuna vuole che in questa città, come nella Pavia di Max Pezzali, ci sia una certa abbondanza di farmacie. Ammetto di non conoscere gli orari delle farmacie, così come ignoro tante altre informazioni pratiche che fanno di me il tipico classicista-che-vive-fuori-dal-mondo da cliché: pare che alle 8 di mattina alcune farmacie chiudano. Ciononostante, ho fatto in tempo a bloccare la serranda automatica con il mio savoir faire da rompicoglioni.
"Mi scusi, state chiudendo?"
"Eh, non si vede?"
"Guardi mi serve solo un raccoglitore per il piscio." (A lui non ho detto piscio, sigh.)
"Tenga. Un euro."
(Un'altra idiosincrasia delle essere me stesso consiste nel non considerare il prezzo delle cose. Un euro mi sembrava un'enormità, ma comunque non mi ero premunito di monete.) Ho allungato una banconota da 20.
"No, guarda. Ho solo il resto in moneta."
"Ehm..."
A questo punto, con la faccia di bronzo lasciatami in eredità dai miei genitori, mi sono lanciato nella mia tipica sfilata di sguardi cucciolosi: un classico, una mossa invincibile che nel giro di due minuti ha convinto il farmacista a regalarmi il raccoglitore, così come nel giro di pochi minuti mi consentì di convincere un cantautore a sposare un'amica troppo timida per approfittarne. E questo, penserete voi, mi avrebbe dovuto riappacificare con il mondo brutto che ci circonda, per via della gratuità di un gesto generoso e (non) spontaneo. Invece no, tutt'altro. Piuttosto mi chiedevo perché mai non fossi stato sfanculato: io lo avrei fatto.
Comunque sia, terminata la mia ennesima impresa da mastro-scroccone, ho ripreso il cammino. Alla mia sinistra un cartellone pubblicitario riportava la locandina di uno spettacolo teatrale: qui a Monza, a quanto ne so, esistono tre teatri (Manzoni, Villoresi, Binario 7), ma uno di questi (il primo) è noto per la scelta di rappresentazioni scritte, dirette e recitate da emerite bertucce (senza alcun rispetto per il piccolo primate: una volta in Marocco una bertuccia mi morse e da allora mi sono ripromesso di sterminare ogni suo stupido simile). Campeggiavano i volti dei due protagonisti: uno era un attore che non conosco, il cui principale merito secondo me deve essere quello di avere una magnifica espressione da stitico; l'altra era Eleonora Giorgi, colei che per prima (credo) insinuò nel piccolo Cratete la voglia di esplorare parti del corpo che non fossero le proprie piante dei piedi. "Un'Eleonora Giorgi in forma smagliante" scriverei se fossi già passato al lato oscuro del giornalismo. Invece, dato che sono ancora un povero pirla, mi limiterò a dire: "perché, o direzione artistica del teatro Manzoni, devi appiopparci solo i peggio stronzi all'interno del vasto e vario mondo degli attori in declino?". Non dico che mi piacciano Albertazzi o Branciaroli (non so, mi consulto con qualcuno dei miei amici più colti che ne sanno di teatro e poi ci ripenso), ma posso giurare che preferirei vedere Albertazzi bestemmiare in toscano piuttosto che vedere dieci Eleonore Giorgi che ballano la sigla di Colpo Grosso (beh, magari se le dieci Eleonore Giorgi fossero vestite come le ragazze Cin-Cin potrei rivedere questa valutazione).
Così, sono entrato nel gigantesco ospedale un po' incazzato con il mondo (una novità). Dopo un paio d'ore passate a leggere Lester e ascoltare le mie playlist ad hoc per i momenti di brutalità intensa, toccava a me. Ho pagato (una cifra immane), sono andato in bagno a riempire il contenitore di piscio, mi sono messo in fila.
Mentre attendevo il mio turno, ho scorto una giovane ragazza bionda, vestita di velluto blu, piuttosto carina. Affinando il mio orecchio da spione ho notato che parlava con un ragazzo slavato: sarà il suo ragazzo? (Lo odio.) La cadenza della sua voce aveva un che di lombardo dell'ovest, forse bresciano, forse bergamasco, e immediatamente mi sono eccitato. Non giudicatemi, ho un'insana attrazione per le ragazze carine che parlano con quell'accento, e volete sapere perché? Perché io adoro le ragazze carine che dicono volgarità (con moderazione, naturalmente) e una volgarità detta in piemontese o in fiorentino non suona tanto bene quanto una tenera blasfemia lombarda. Che ci volete fare, sono fatto così. Sarà stato per l'abito di memoria lynchiana, sarà stato per il soave accento gutturale, sta di fatto che all'istante me ne innamorai.
Mentre le nostre strade si incrociavano, l'occhio si è posato sulla sua mano aggraziata: stava tenendo gelosamente un sacchetto trasparente che, a giudicare dal contesto, doveva conservare i preziosi frutti del suo organismo. Non dirò che questa cosa mi ha eccitato, lo giuro. Quello che voglio dire è questo: se ti presenti al primo appuntamento con una busta piena di piscio e merda, certamente avrai la mia ammirazione, ma al prossimo appuntamento la location la decido io, eh.

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Volo magico

mente, cuore, mani, occhi, braccia, bocca, gambe, nome.
c'è sempre tempo per cantare il cielo, l'acqua, un corpo, tutti.
poi puoi andare dove vuoi, poi puoi esser come vuoi, poi puoi stare con chi vuoi,
poi puoi prendere o lasciare, poi puoi scegliere di dare.

pane, suono, aria, voci, amici, roba, far l'amore.
c'è sempre tempo per cantare te, le stelle, il fumo, tutto.
poi puoi andare dove vuoi, poi puoi esser come vuoi, poi puoi stare con chi vuoi,
poi puoi prendere o lasciare, poi puoi scegliere di dare.

Vorrei scrivere qualcosa su questo pezzo fenomenale e su un concerto stupendo visto attraverso una vetrina, ma lo farò più tardi. Per adesso vi offro la versione dei Fuzz Orchestra, tratta dall'ultimo album Comunicato n° 2 (che poi è la versione che preferisco, perché va bene musica noiosa, ma non ho 17 minuti per te, caro Claudio Rocchi). Se i Black Sabbath avessero scritto in italiano, questa canzone potrebbe essere loro, e probabilmente sarebbe la migliore del loro repertorio. Ascoltate, che forse farà bene a voi quanto ne fa a me.

PS- Per gli ottenebrati di internet che non controllano il link e non capiscono di che canzone stupenda io stia parlando: qui (clicca su qui) c'è il pezzo di cui parlo.

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Il destino di una capra



La piccola Anna Frank vuole diventare insegnante di liceo? 
Spiacente, Annina, il destino ha altri progetti per te.


Sono andato al cinema a vedere L'uomo che fissa le capre. Ne parlerò brevemente perché la mia notte intensa di studio e lavoro non mi lascia il tempo di approfondire (e forse non ce ne sarebbe nemmeno bisogno).
Intanto è un film "fatto bene", recitato meglio. La trama non è stesa proprio in modo irresistibile, ma le trovate che denotano la simpatia degli sceneggiatori sono numerose. George Clooney dà la paga, come si dice fra noi giovani, ed il suo personaggio non può essere disprezzato od ignorato. E proprio questo è il problema del film, ciò che ha indotto molti (sbagliando) a dire cose tipo "se l'avessero diretto i fratelli Cohen sarebbe stato bellissimo". No, impossibile: lo sviluppo dei personaggi è praticamente opposto a quello di qualunque opera (comica o drammatica) della filmografia dei Cohen, non avrebbero saputo cavarne nulla. E poi, in fondo, qui si elabora una satira del militarismo, del giornalismo e della creduloneria (benché indulgente, come ho già detto): non è roba da Cohen, che sono cattivi con l'umanità, soprattutto quando c'è da ridere (e in fondo credo sia il loro anti-umanesimo a farli piacere così tanto). La colonna sonora, un po' anzianotta e nostalgica diciamo che "ci sta bene", ma dà anche l'impressione di assistere a due ore di trailer, e questo stanca: cari registi, smettetela coi petardi multimediatici e concentratevi sul film, grazie.
Insomma, alla fine non saprei se consigliarvi di andare a vederlo (bravo, sì, continuerete a leggere le mie recensioni dopo questa e quell'altra, senza dubbio). Certo se proprio avete degli euro da spendere al cinema e non volete ridurvi a vedere Albakiara o qualunque altro pezzo di materia fecale sia stato ideato dalla cinematografia italiana negli ultimi tempi, allora potete andare a vedere questo film non pazzesco ma molto divertente. E fateve 'na risata, no?

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domenica 15 novembre 2009

Let's have a party

 
anche in un post inutile, una chicca video per la vostra cultura

Questo post si autocelebra. Lo scrivo per ringraziare gli affezionatissimi lettori di Cratete che, vincendo l'imbarazzo per un nome così pretenzioso e cliccando il loro bravo link su FB, su FF, o semplicemente digitando il mio dominio, con tanto amore vengono a scoprire cosa mi frulli per la testa: lo so perché lo fate, è colpa della mia logorrea live che riuscite a gestire peggio della mia logorrea online. Non preoccupatevi, io vi amo lo stesso, come Gesù con gli ebrei.
Oggi pomeriggio alle 17:44 ho raggiunto la mia dumillesima visita in poco meno di un mese, che è poco nel mondo vasto e profondo e malvagio dei blog, ma per me significa qualcosa (per dire, il mio vecchio blog aveva ottenuto altrettante visite in circa due anni). Cosa significa? Iniezioni di autostima endovena e un argomento nerd da tirare fuori per far colpo sulle ragazze. Ed è per questo (soprattutto l'ultimo punto) che vi ringrazio ancora, e ringrazio specialmente il dumillesimo visitatore che sei proprio tu, si parlo a te e non mi riferisco ad un te generico da spot pubblicitario o da propaganda leghista, no, dico proprio a te, che non ti nomino ma tanto lo sai chi sei, in quanto fan #1.
Venerdì, per il primo mese di questa robetta scritta male, si fa un altro party con ricchi premi e cotillon. Se non venite, (come si dice a Pisa) c'avete la mamma brutta.

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I poeti, che brutte persone



alda merini, questo è il problema, è stata soprattutto una delle icone di quel pozzo caramelloso e disgraziatamente adolescenziale in cui si incista tanta letteratura negli ultimi 50 anni. quel mondo fatto di eterni studenti che non hanno mai letto Dante o Musil ma si sentono colti perchè leggono Palahniuk.
Su brullonulla un bel post bastardo su Alda Merini che, se solo avessi più cognizione dell'opera poetica della stessa, avrei scritto volentieri io, perché coglie e giustifica l'impressione che ho avuto ad ogni lettura: sconcerto per tanto successo.  Se condividete anche una sola parola, correte a cancellare dalla smemoranda (o da FB, che poi è lo stesso) tutte le sue citazioni.

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Sons of a hatch

C'era una volta un filologo pergameno di nome Cratete che si ruppe una gamba in un tombino di Roma.
Da questo evento traggono origine due conseguenze di ineguale importanza:
- la trasmissione della cultura greca ai rozzi romani;
- la nascita del blog lagambadicratete (non pervenuto).

Ora decidete voi quale delle due sia più importante.

Regalatemi soldi

25.3.2010 - Cratete + simonerossi + ilsamoano + commentone @ ARCI Acropolis (Vimercate)
2.4.2010 - Tre Allegri Ragazzi Morti @ Baraonda (Massa)
10.5.2010 - Daniel Johnston @ Teatro Ciak (Milano)

in lettura

zoppi come me

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