Who dat? Who dat?
A ottobre dell'anno scorso, dopo aver constatato il decesso del mio vecchio blog e di una serie di altre cose, avevo aperto quest'altro coso, infilandoci dentro un po' di tutto. A dispetto di quanto si possa facilmente pensare, solo due cose erano testimonianze sincere e piene di me, non rielaborate, non filtrate (direi vere, se non temessi questa parola), niente di che, non pensiate, e purtuttavia talmente personali che ho deciso di eliminarle: uno era un boxino che seguiva la mia dieta, l'altro un elenco di link alle mie squadre favorite nei vari sport che mi capita di seguire. (Capisco che la deflagrazione di questi due elementi possa stupirvi, ma - credetemi - sono migliore di così).
Tra le squadre del cuoricino cacchino cacchietto*(copyright: Michele Erba) trova un posto anche il football americano, nello specifico la squadra di New Orleans. «Perché?» si chiederanno i miei quindici lettori quotidiani. Perché a New Orleans sono stato dodici anni fa, l'ultima volta che andai negli Stati Uniti, prima di Katrina e subito dopo la fine della mia infanzia. Non so cosa ritroverei di quella città pazzesca se ritornassi oggi: ci saranno ancora i ristoranti cajun e i piccoli negozianti che provano a truffarti? e la signora che arrotolava i sigari sul balcone di casa? e ci saranno i ragazzini che ballano il tip-tap coi tappi delle cochecole appiccicati sotto le scarpe? e tutti quei locali di jazz, quei negozi di dischi dimessi nell'aspetto, opulenti nella sostanza? e la borsa agroalimentare e i countryclub saranno ancora lì di fronte alla povertà dei quartieri-ghetto?
Accatasto ricordi come souvenir e me ne vergogno, ma torniamo a noi. Il profilo dell'enorme cupolone bianco del Lousiana Superdome: questo mi ha convinto a scegliere i Saints come squadra del cuore.
A inizio stagione i Saints non se li calcolava nessuno, e io nemmeno perché non capisco una fungia di football americano. Se dovessi spiegare questo sport a qualcuno più ignorante di me in materia, oltre all'uso imprescindibile dei termini "craniate" e "geometria", ricorrerei ad una breve descrizione onomoatopeica: "fiit - boom - sdeng - crack - squiiish - burp" (fin). Questo sport mi interessa per quello che rappresenta, vale a direbotte, birra, cheerleader e una valanga di cultura popolare e storia americana. So poco del regolamento, quasi nulla dei giocatori migliori, a malapena mi ricordo quando inizia e quando finisce il campionato.
So, però, che stasera c'è il Superbowl e giocheranno Indianapolis Colts e New Orleans Saints. So anche che una massa di segaiuoli di mia conoscenza non se lo sarebbe mai aspettato. I Saints ottenevano dieci vittorie consecutive e io esultavo, ma loro rispondevano stizziti che i Saints non sarebbero andati da nessuna parte, che sarebbero stati effimeri come i Dolphins di Dan Marino, anzi, aggiungevano, se continuavano l'andazzo iniziato proprio coi Dolphins, ai play off sarebbero usciti al primo turno, perché lì non è che becchi le squadrette, non è che, insomma, apperò, embè.
Well, fuckers, i Saints stasera se la giocano, non le franchigie dei vostri sogni e nemmeno quelle che avevate pronosticato. E questa è l'ennesima piccola soddisfazione del 2010. Che vincano i Saints, a questo punto, è solo un dettaglio superfluo e profondamente birrifero: buona serata.




6 commenti:
mi son visto tutto il prepartita e c'era pure il tipo che andava in giro con il cartone da supermercato con il cartello who dat!
Dopo il primo quarto me ne sono andato a dormire..invece mi sa che dovevo rimanere a guardarmela tutta...
bastava il quarto quarto. che poi non l'ho manco vista, però sì andava vista. peraltro, nell'halftime hanno suonato quel che resta degli Who. gli americani sono capaci di tutto.
vabbè che a me interessava più che perdesse Manning più che vincessero i Saints...
PS: ti ho sponsorizzato nel mio blog :-)
uellà, grazie Rockeye. io ti ricordo solo una parola: demo. mi raccomando.
ehhh il disco di 11 pezzi sarà disponibile credo per pasqua...
addirittura il disco, ottimo.
Natale con i miei, Pasqua coi granaj.
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