La fine del Mondrian
L’aria è frizzante in città e sa di cambio di stagione. Mastodonti migrano a Nord incrociando palmipedi ballerini diretti a Sud, mentre le correnti ascensionali frombolano senza sosta. Gli esseri umani non ci sono più, per quanto forte abbiano potuto gridare, per quanto aperte abbiano spalancato le fauci, ospitandovi insetti dal gusto dolciastro; gli sciacalli presidiano i bar, le gazzelle dormono al riparo dai monsoni sotto ponti autostradali in disuso: tempo due migliaia di anni e tutti quanti gli animali cammineranno in posizione eretta, appiccheranno incendi con zoccoli e grinfie, profittando di una natura lasciata in eredità da chi la chiamava civiltà. Il vetro e il cemento saranno elementi della tavola periodica, fra un milione di anni, quando dei primati non sarà rimasta traccia.
Villette bifamiliari incastrate nelle miniere di bauxite, dove ornitorinchi senzienti ricercano materie prime per le città sotteranee, verranno guardate con indifferenza. Perdute le tecniche, se ne troveranno altre, quando la coda sarà diventata l’organo più importante e le zampe posteriori serviranno per marciare, quelle anteriori per massacrare.
I branchi sparsi nelle pianure boschive ricevono notizie dalle antiche città attraverso messaggi codificati, secondo nuovi linguaggi intra-specie, mentre le mandrie rivali inviano spie per conoscere i segreti delle transumanze: dalla campagna incolta e abbandonata, le genti bestiali si spingono nella trama stradale, seguendo le strade provinciali, sfondando i caselli, abbeverandosi ai laghi spontanei nati dall’incuria dell'asfalto; entrano baldanzose negli strati suburbani e poi urbani accompagnate da un concerto di unghie sfregate per terra e sui pavimenti, come nacchere a festa.
E se saranno guerre e genocidi, nessuno sarà lì per raccontarlo o comunque nessuno ascolterà e se pure qualcuno ascolterà non rimarrà la memoria. Finché di nuovo non sarà introdotta la scrittura e con essa il principio di una nuova catastrofe e gli dei saranno antropomorfi e spiegheranno ogni evento sconosciuto, ma non spiegheranno la propria assenza, fino ad allora i belati e i ringhi saranno boati e canti di inarrivabile bellezza e convinceranno le anime ferine alla propagazione dell’ignoranza.
Alla fine ti svegli in una postura calligrafica e sei costretto a grattarti la Sehnsucht che ti si è addormentata sotto le cosce. Buongiorno.




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