Tieni il resto, lurida bastarda
Ogni volta che finisce una relazione avanza qualcosa, un resto. È una frase automatica e scritta male, peraltro. C’è sempre qualche scrittore che dice ogni volta che.
All’improvviso (c’è sempre qualche scrittore che dice all’improvviso) te ne sei andata e hai lasciato un resto dietro di te, qui dalle mie parti. Non è mai carino lasciarsi, per un numero di ragioni che è inutile elencare, ma soprattutto per il resto che ne avanza (c’è sempre uno scrittore che dice ma soprattutto).
Il resto è imbarazzante: quando pure sono cinquanta euro belli tondi, non capita mai di vedere una banconota. Per lo più si tratta di una manciata così di spiccioli da due (cinque, se va bene). Allora bisogna spenderlo in fretta, anzi buttarlo via. Finirà comunque che ci comprerai una stronzata, dunque tanto vale gettarlo via, o donarlo a qualcuno. Meglio gettarlo, non si sa mai.
Il resto di una relazione imbarazza come l’impronta di peli e sudore sul bordo della tazza: quando credi di avere finito, ti alzi e ti pulisci, sollevi i pantaloni e premi lo scarico, ecco lì il tuo resto (c’è sempre qualche scrittore che dice ecco lì), una sorpresa che ti aspettavi con la forma del tuo culo.
Quando te ne sei andata hai lasciato proprio una bella impronta. Il sedere era il mio, non ci piove, ma lo stronzo, la stronza, eri tu. Chissà che impronta ho lasciato sulla tua tazza, tu che non hai peli sul culo: forse (c’è sempre qualche scrittore che dice forse) il mio resto è solo una macchia di sudore invisibile, forse è un pezzo da cinque che hai dimenticato nei pantaloni estivi durante il cambio dell’armadio.
Il problema non siamo noi due: il problema è la sottrazione, che con le persone non funziona mai tanto bene. L’addizione è semplice: una botta e via a camminare come due ebeti sullo struscio cittadino. La divisione è nobile, la moltiplicazione non fa per me, che non ho ancora capito se devo scrivere un puntino o una ics. Quando qualcuno mi spiegherà se devo scrivere il puntino o la ics, forse comincerò a moltiplicarmi. Per adesso aggiungo, condivido, sottraggo, ma sempre col resto, perché la matematica non è il mio campo.
Pucci, il suo compito è da cinque: le sottrazioni non devono avere resto, se ne faccia una ragione. E non si azzardi a nascondere il resto sotto il protocollo a quadretti stretti, che prima o poi rispunta fuori come un gattone di polvere. Al posto!
Speriamo di alzare il voto con l’orale.
ps- Grazie ad Alessandro per le chitarre preparate e a Riccardo per le ingegnerie sonore, e grazie a Simone a cui è piaciuto questo pezzo nonostante l'avessimo provato solo nel pomeriggio, ma soprattutto grazie per il suo libro molto bello. Grazie a Elena, che preferisce Ellimecbì (come biasimarla?), e grazie a tutti quanti i presenti che non mi aspettavo così numerosi all'esordio di una band offlazionata. Grazie a Elena (quella coi riccioloni) e grazie al cazzo, che c'entra sempre, di riffa o di raffa. Giuro che non canto più, parlo e basta, ciao.




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