domenica 7 febbraio 2010
lunedì 1 febbraio 2010
sabato 30 gennaio 2010
Amen
Ieri ho sentito una storia di crisi, la storia di un giovane ingegnere trentacinquenne.
M. è il primo di dieci figli di un pastore evangelico americano immigrato in Italia negli anni '70 per portare la parola di Dio [sic], ha studiato ingegneria in Lombardia, ma la sua famiglia, per ragioni apostoliche [sic], ha vissuto in tutto il paese. Mio padre lo assunse in Nokia alla fine degli anni '90, neolaureato e pieno di speranze: la sua carriera, a detta di mio padre, fu un'ascesa fulminea. Nel frattempo molte cose cambiarono: dopo qualche anno mio padre lasciò quell'azienda, e un paio d'anni fa fondò con degli amici un'impresa di impianti fotovoltaici: così, dopo una decina d'anni, M. si è fatto vivo per chiedere a mio padre un posto nella nuova azienda. Oggi M., trentacinquenne, ha sei figli ("un dono di Dio" [sic]) e cerca lavoro dopo il licenziamento dalla Nokia-Siemens che, a proposito, è passata da 3500 ad 800 dipendenti: un altro dono di Dio. Amen. Read more...
sabato 23 gennaio 2010
Un momento piccolino come lo spazio
Io ci arrivo coi miei tempi, quasi due anni dopo la pubblicazione, quando nel frattempo è uscito un nuovo album ("Heavy Metal Fruit"): "Little Lucid Moments" è un disco pazzesco, nel vero senso della parola. Prese tutte le declinazioni della musica rock dagli anni sessanta ad oggi, i Motorpsycho non ripetono, ma proseguono il discorso: analisi contro sintesi, superficie contro profondità. Lasciatemi raccontare.
"The Alchemyst" inizia con l'angoscia dell'attesa di "One of these days" e i suoni di "Shine on you crazy diamond". Dopo aver lasciato decantare quei suoni astrali, attraversate un tunnel di aperture beatlesiane e vi trovate dentro "Teenage Riot": i Motorpsycho vogliono ribadire il concetto, pestando duro su quello stile e su quelle armonie, come se i Sonic Youth avessero lasciato qualcosa in sospeso. Ecco che arriva il ritornello: sono CSN&Y, redivivi e non ripuliti, che ti spingono a tornare un momento dai Sonic Youth per poi riprenderti per mano (maledetta forma-canzone e le sue illusioni di eternità). Una pausa, un arpeggio e una linea di basso e batteria crescente che si attesta su un ritmo di motori rombanti e "Born to be wild" ed ecco che la chitarra ritorna con tuoni frippiani a ricordarti che, in fondo, una canzone piena di idee non avrà mai tempo sufficiente per esprimersi appieno se non la lascerai dilungarsi quanto basta (e questo andrebbe riportato nella Treccani sub voce "Motorpsycho"). Attenzione, non è rock progressivo, questo è Wagner: infatti, rieccolo lì il tunnel chiamato "A hard day's night" - ringkomopsition, leitmotiv, o qualsiasi altro lemma germanico vi venga in mente - solo che non è proprio lo stesso, perché nel frattempo sei stato posseduto da Salvador Dalí che ti ha incasinato percezioni e ricordi, e vedi, no anzi, senti i Sonic Youth copulare selvaggiamente con l'informe immagine residua di quanto hai appena ascoltato per dodici minuti. E a quel punto, mentre sei ancora stordito, la canzone finisce con garbo scandinavo.
Aspetta che vado a leggere il sottotitolo sul disco: a discourse on transmutation, pennies dropping & the luminiferous aether. Appunto, come dicevo io. Read more...
mercoledì 20 gennaio 2010
E perciò noi gridiam Salvador Dalí
Questo video è talmente bello che merita di stare qui: mi ricorda qualcosa di Paprika, ha un che di animazione giapponese sia nel tratto più propriamente disneyano sia, soprattutto, nel "movimento di camera" e nella regia. Risalendo il progetto al 1946, sarebbe giusto fare un lavoretto filologico sui diari di Dalí che (a quanto pare) hanno ispirato Roy Disney nel completamento del cortometraggio (2003), per capire eventuali debiti esterni.
Poi ci sarebbero considerazioni sull'industria cinematografica, ma mi mancano le basi: fatele voi, così mi limiterò ad annuire. Qui una breve storia della faccenda Dalí-Disney.
Va bene sì, arrivo con sette anni di ritardo, ma cosa sono di fronte all'eternità*?
(via Cozla.)
*Questa frase me l'ha suggerita Ratzinger all'uscita dalla sinagoga di Roma.
martedì 19 gennaio 2010
However hard I tried
giovedì 14 gennaio 2010
Jay Reatard e cose mie
Visto che lo faranno in pochi, perché non eri Paul Newman, non eri Patrick Swayze e (graziaddio) non eri Michael Jackson, ti saluto io.










